Santuario della Natività di Maria

Si trova nella frazione di Novezio, a ridosso della Valle di Trinale, sulla strada provinciale Cerete-Songavazzo. Vi si accede da un breve spiazzo erboso rialzato. Sulla facciata, nel 1973, è stato riprodotto in mosaico l’affresco della Natività che vi si trovava e che è andato in rovina. Sotto il piccolo porticato, chiuso da parapetti con colonnine di porfido, un portale introduce nell’interno del santuario, la cui struttura è sottolineata da leggeri stucchi.

 

Le Opere

 

La navata, con la volta affrescata dal Brighenti nel 1883, ospita un solo altare, di marmo nero, con intarsi policromi, dei Fantoni. Ai lati dell’altare, spiccano le due piccole statue di marmo bianco raffiguranti S. Francesco e S. Antonio da Padova. La composizione floreale del paliotto è della scuola Fantoni, come anche l’ancona, le portine e le finestre laterali (libro Fantoni, contratto 1723). Nell’ancona trova posto una tela di Pietro Roncelli di Stezzano, datata 1593, che ha per soggetto «La Natività». la Madonna, nonostante la colonna dietro che fa supporre un modello nobile, ha un aspetto di donna del popolo (si noti il viso e i piedi in primo piano); il paesaggio a sinistra richiama le montagne locali.

 

Sulle pareti ai fianchi dell’altare, due tele del Cifrondi (1710 ), rappresentano «L’Annunciazione» e «S. Anna con la Vergine bambina».

 

All’esterno sulla parete sud possiamo trovare tre affreschi di cui non si conoscono gli autori: S. Giorgio che uccide il drago, S. Antonio abate e una Madonna con Bambino in trono. Particolarmente ben conservato il primo su cui è ancora possibile ammirare i particolari di gusto tardo gotico: la corazza del cavaliere, il drago alato che con la coda cerca di avvolgere le zampe del cavallo, la principessa che tiene il drago con una sorta di guinzaglio, gli spettatori assiepati su una torretta in alto a sinistra.

 

La storia

 

Non è stato possibile accertare le origini del santuario e nemmeno i motivi che ne hanno determinato la costruzione. Uno degli affreschi esterni, quello grande, che raffigura «S.Giorgio che abbatte il drago», porta la data del 1453. Recenti studi fanno risalire Novezio, come Cerete, a tempi più lontani, quindi l’ipotesi che la costruzione in onore della «Madonnina», (come si è sempre chiamata) possa aver preceduto, e di molto, gli affreschi non va scartata. Di sicuro si sa che il campanile non è stato edificato con la chiesa. Nel 1857, un furioso incendio, devastandola la scoperchiò, lasciando a noi solo le pareti perimetrali. Forse in quell’occasione tutta la documentazione riguardo alla sua storia è andata perduta. Dalla relazione dell’epoca: “In chiesa rimase intatto il volto sopra il presbiterio e il piccolo coro, benché molto anneriti dal fumo: del resto, non eccettuata la stanza sopra il portico esterno col suo soffitto e pavimento, non rimasero che le sole muraglie, sì della chiesa, che della casa [...] Tanto erano infuocate che i sassi si disfacevano in piccoli pezzi, quasi calcinati.”

 

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