S.S Apostoli Filippo e Giacomo

La storia

 

Un’altra chiesa dedicata ai santi

 

Un edificio sacro dedicato a quei santi era già sorto a Cerete Alto agli albori del Quattrocento. A quel tempo, la chiesa di S. Filippo e Giacomo non era ancora una Parrocchia dipendendo direttamente da S.Vincenzo in Cerete Basso.

 

Solo nel 1543 l’edificio diventava sede parrocchiale. Con il tempo però quest’ultimo risultava inadeguato, sia per motivi legati alla sua dimensione, sia perché l’umidità stava causando danni irreparabili.

 

Le fondamenta della nuova chiesa furono scavate in località “Castello”, (zona dove era sorto un antico castello medioevale), mentre era in visita pastorale il cardinale Pietro Priuli, vescovo di Bergamo: il 22 luglio 1711.

 

Durante la costruzione, tra i vari problemi fu particolarmente cruciale quello finanziario. Nel giugno del 1725, per completare la costruzione della chiesa, Andrea Fantoni, progettista e responsabile del cantiere, e gli altri sopraintendenti alla fabrica deliberarono di valersi, non trovando più pietre per terminare la sagrestia, detti materiali detta sagrestia e detta facciata detta chiesa vecchia.

 

La consacrazione della chiesa avvenne l’8 luglio del 1736.

 

Il Campanile infine sorse solo nel 1914. Prima di tale data la nuova chiesa era servita dalla torre campanaria quattrocentesca della piazza Martiri della Libertà.

 

Le Opere e il corpo di fabbrica

 

Due i portoni d’ingresso della chiesa parrocchiale. Quello messo all’entrata principale apparteneva alla antica chiesa, in piazza. Particolarmente interessante è il porticato esterno e il panorama che abbraccia tutta la piana di Clusone

 

La chiesa, la cui volta fu affrescata dal Brighenti di Clusone nel 1848, ha un’unica navata con cinque altari: due per parte ai lati e uno centrale sul fondo, con il presbiterio sopraelevato di due gradini di marmo nero e la balaustra a colonnine di marmo giallo di Verona.

 

I due altari del S.Rosario e dei Morti risultano entrambi iniziati nel 1727.

 

L’altare del S.Rosario, in una nicchia contornata da quadretti circolari di rame in cui sono rappresentati i 15 misteri del Rosario, ospita, il busto in legno della Madonna del Fantoni.

 

L’altare dedicato ai Morti, invece, porta incorporata nel paliotto una formella in marmo bianco di Carrara raffigurante il Cristo morto (1747).

 

L’altare del Crocifisso, in marmo nero, ha nell’ancona, sottolineata da colonne nere con base e capitello chiari (1740), le statue in legno della madonna e di S. Giovanni poste ai piedi del Crocifisso: sono opera di Grazioso Fantoni junior (1770).

 

Dei Fantoni è anche l’altare di S. Antonio, iniziato nel 1727. Questo altare, in seguito (1790), si giovò anche dell’opera di Giovaldino Morzenti di Rovetta e Giovanni Bonadei di Cerete.

 

L’altare maggiore, realizzato in marmo è opera tutta dei Fantoni,  dai preziosi intarsi, agli angioletti, ai putti che movimentano il tabernacolo, al fine ricamo a scalpello sul marmo del medaglione in centro al paliotto, che raffigura il sacrificio di Isacco.

 

La pala dell’altare maggiore raffigura «La Madonna col Bambino in gloria, i santi Giacomo e Filippo con S.Pietro Martire» (cm 360 x 200). È stata attribuita recentemente al Cifrondi quindi da situarsi cronologicamente nella prima metà dell’ultimo decennio del secolo XVII.

 

Ildipinto sull’altare di S.Antonio (il primo a destra) rappresenta «La Madonna nell’atto di porgere il Bambino Gesù al santo Titolare»; è firmato e datato dall’autore stesso: Petrus Vecchia 1654.

 

La tela dell’altare dei Morti (secondo a destra) raffigura «Il Crocifisso e Le anime del Purgatorio». È citato come di autore ignoto, ma si attribuisce  a Bartolomeo Litterini, figlio di Agostino, allievo a sua volta del Vecchia. La sua datazione dovrebbe risalire al 1720/30.

 

Oggetto d’interesse sono poi ancora gli intagli della cupoletta che copre il fonte battesimale del Cinquecento.

 

Tra le opere del Fantoni, custodite in questa chiesa, non vanno dimenticati poi i due Crocifissi della sagrestia, realizzati in bosso .

 

Anche l’organo merita attenzione. La decisione di dotarne la chiesa risale al 1753. Fra gli ornamenti della sede che lo ospita, risaltano due belle cariatidi in legno e, più in alto, due angeli con strumenti musicali in mano.

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