La Calchera in località Fonteno

La calchera era una fornace ricavata nel sottosuolo formata da sassi squadrati resistenti al calore, che serviva in passato alla produzione di calce. Veniva costruita solitamente nei pressi di una strada allo scopo di facilitare il trasporto di rocce calcaree e legname. La diffusione delle calchere era concentrata principalmente nella catena prealpina dove è possibile reperire materia prima: sono infatti legate agli affioramenti di calcare o Dolomia, abbondanti in queste zone.
La Calchera di località Fonteno è una fornace a una bocca citata già nel 1781 come proprietà comunale. Questa fornace a una bocca Nel territorio di Cerete pare se ne contassero ben diciassette.
In genere le calchere avevano forma “a botte” con dimensioni variabili comprese tra i 3-5 m di diametro e i 2-4 m di altezza. Per garantire il funzionamento erano necessarie due aperture: una nella parte sommitale, mentre l’altra, assimilabile a un piccola porta d’ingresso (1 m x 2 m), serviva per introdurre il calcare ed estrarre la calce al termine della cottura.
Un fattore non trascurabile era l’areazione: per questo giocava un ruolo essenziale la porticina d’accesso che consentiva il passaggio dell’ossigeno al fuoco mantenendo la combustione in modo autonomo.
All’interno della costruzione si scavava una fossa che aveva la funzione di raccogliere il carbone e preparare la “camera di combustione”.
Sopra si costruiva una base di appoggio per il calcare da cuocere, in genere si prediligevano sassi di modeste dimensioni, ciò facilitava ulteriormente le fasi di lavorazione; le pietre venivano disposte regolarmente, dalle più grosse alle più piccole.
Una volta avviata la combustione, si chiudeva la porticina d’accesso mentre il cumulo di pietre veniva ricoperto da rocce (diverse dal calcare) o zolle di terra.
Il fuoco veniva alimentato con legna per circa 6-8 giorni,al ritmo di 10 kg ogni 3 minuti[senza fonte], col fine di ottenere circa 250 kg[senza fonte] di calcare cotto.
Raggiunta la temperatura di 800 °C - 1000 °C, la roccia calcarea (carbonato di calcio) perdeva anidride carbonica trasformandosi in calce viva (ossido di calcio).
La calce viva veniva poi trattata con acqua, che la rendeva calce spenta (idrossido di calcio), ed idratata fino al raggiungimento di una massa pastosa chiamata grassello. Il grassello, mescolato con sabbia fine, formava la malta.

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